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I segreti per coinvolgere i genitori nell’attività sportiva dei loro figli e farseli amici

Il nostro più grande tifoso agli inizi della propria carriera sportiva è il genitore, per lui che si vincano le olimpiadi o si giochi nel torneo dell’oratorio siamo i migliori, i più meritevoli, i loro campioni.

English: Competitition in Swiss sport "Sc...

(Photo credit: Wikipedia)

Ma come gestire il rapporto genitore/tecnico ? Come mantenere sano un rapporto non sempre facile? Bisogna coinvolgerli o estrometterli in toto da quello che è lo sport dei ragazzi?

Spesso la prima risposta che viene in mente a chi si occupa dello sviluppo dei giovani atleti è : “Fuori dai piedi! Non abbiamo bisogno di agenti e allenatori in più.” Però, le condizioni reali dello sport giovanile e delle società che operano in questo ambito obbligano, da un certo punto di vista, a coinvolgere i genitori nella “gestione sportiva dei nostri atleti in erba”.

Vantaggi e rischi legati al coinvolgimento dei genitori

Diversi sono i vantaggi che possiamo ottenere tirando dentro i genitori: sentendosi coinvolti saranno più attivi per aiutare i propri figli e anche altri atleti potranno trarre vantaggio dalla presenza di questi genitori (sotto varie forme : accompagnatori, supporto nel vestirsi, doccia, … ).

Sport

(Photo credit: Frank Kehren)

Inoltre, avere genitori all’interno dell’organizzazione aiuta a diminuire i costi di gestione per la società, essendo i ruoli coperti svolti senza interessi economici. Quindi, significa avere più risorse da investire sugli atleti per le società (materiale, allenatori, preparatori, attività supplementari, …), di riflesso anche meno richieste di aiuto economico fatte dalle società alle rispettive federazioni. Quindi, ad ogni livello vi sono dei vantaggi.

L’entrata in gioco dei genitori non è tutta rosa e fiori però. tecnici e società si vedono confrontati anche con innumerevoli problematiche.

Vi possono essere attriti per la gestione sportiva degli atleti, poiché il genitore si sente anche un pochino allenatore e vedere il proprio figlio meno utilizzato lo lascia con l’amaro in bocca. Il rischio è che tali problematiche portino il genitore a ritirarsi dall’attività di accompagnatore.

Spesso, quando il fattore soldi entra in gioco, i genitori perdono contatto con la realtà, non capendo che allenatori e società fanno tutto per il bene degli atleti e non hanno bisogno di agenti in erba che rompano le balle ad ogni scelta tecnica.

I genitori hanno un’influenza grandissima sui loro piccoli atleti. L’ intromettersi nelle scelte e nelle valutazioni tecniche, spesso fatte in pubblico, ma anche in auto o a casa, possono frenare lo sviluppo di un atleta e avere conseguenze deleterie per la crescita sportiva del/la ragazzo/a.

I genitori sovravvalutano le loro conoscenze in campo sportivo e tendono a ignorare il sistema di comunicazione e decisione che vige. In più, l’atleta/figlio ha un forte senso di dipendenza verso i genitori, e questo essere sempre li a coccolare e difendere il figlio fa si che l’atleta non sia in grado di fare scelte in modo autonomo.

Come gestire il rapporto di amore/odio con i genitori e far si che tutto vada per il meglio?

Quando parliamo del ruolo parentale nello sport, tendiamo a demonizzarlo, anche il rapporto vantaggi/svantaggi pare essere decisamente tendente al negativo. Ma non è così, spesso le problematiche nascono da una comunicazione non chiara e da regole a cui si “concedono” tante, troppe deroghe.

Chiarezza significa stabilire regole e direttive (ed eventuali sanzioni). In caso di rifiuto a seguire le regole della “nostra comunità sportiva”, nessuno può obbligarli. Però li si mette dinanzi a due opzioni: o portare il proprio figlio/a in un altra società, oppure lasciarlo/a li e lasciare che il proprio figlio sehua autonomamente la sua strada.

Chiarezza significa dare un ruolo chiaro ai genitori e richiedere il loro aiuto solo nei campi in cui la loro presenza sia veramente utile e non una specie di premio per toglierseli dalle croste (che poi i problemi aumentano), quindi per gli spostamenti degli atleti da casa al luogo di esercizio del proprio sport, relazioni personali, ricerca sponsor, tifo e supporto positivo,…).

Coinvolgerli, ove possibile, nella pianificazione della stagione (ad esempio per gli sport invernali, le vacanze di Natale, incubo di tutti gli allenatori in tutti gli sport), tramite comunicazioni scritte (lettere, e-mail,sito web,…) e riunioni.

Ma anche, aiutarli a comprendere e imparare il proprio ruolo, dandogli esempi positivi che mostrino il cammino duro che è lo sviluppo sportivo del proprio figlio, che gli mostri come funzionano i meccanismi di crescita.

Non trattarli come fossero il nemico (e ammetto che spesso si sarebbe portati a farlo, anche per gli atteggiamenti di certi individui), ma provare a prenderli per mano e fargli comprendere (o comprendere noi stessi come tecnici) che non serve a niente scontrarsi muro contro muro su tutto, che ognuno ha il proprio ruolo educativo e che nello sport l’allenatore è la voce principale, ma non per questo il ruolo dei genitori viene esautorato, anzi il loro è il ruolo più difficile, perché non è facile essere tifosi numero 1 e al tempo stesso dover essere imparziali.

(fonte: opuscolo Ruolo dei genitori – Swiss Olympic)

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