Swiss Precision Lab

Un viaggio di migliaia di chilometri inizia sempre con un singolo passo.

Ancora gattono ma mi sento già un dio…

I campioni più grandi, quelli che hanno vinto e continuato a vincere (e alcuni continuano oggi) tutto durante le loro più o meno lunghe carriere, come gli sciatori Pirmin Zurbriggen, Marc Girardelli, oppure calciatori come Baresi o Maldini, oppure i fratelli Abbagnale, o giocatori di hockey come Joerg Eberle, Mark Streit, Tinu Gerber,… cosa hanno in comune?

Umiltà, passione, voglia di arrivare, spirito di sacrificio. Sono sportivi che hanno capito quanto la serietà sportiva e l’umiltà della persona contino per costruire giorno dopo giorno, gara dopo gara, il proprio successo.

Questa è la grossa differenza tra loro e la maggior parte degli eroi sportivi stagionali odierni, capaci di fare una gara, un campionato di alto livello e, poi, di sparire nel grigiore, oppure di atleti che si atteggiano come mostri sacri ma che ancora non hanno vinto (e magari mai vinceranno) niente!

Di oggi (21/08/2012 ndr) un’intervista all’allenatore della nazionale italiana di nuoto,  sulla Gazzatta dello Sport, ha dichiarato che la grossa difficoltà con la squadra italiana era di avere 20 nuotatori, tutti convinti di essere delle star planetarie da coccolare e da mettere davanti agli altri. Risultato? Zero Tituli, anche dove potevano. Perché? Perché chi poteva mostrare qualcosa si è perso/a nelle cazzate, nelle pubblicità, nei gossip, nel credere di essere migliore degli altri.

Il campione, o il potenziale campione, non sempre è quello che vince tutto, ma è colui che riesce a veicolare dei valori dentro e fuori dal suo ambito, è qualcuno che crea invece di distruggere.

I campioni sono quei giocatori, quegli atleti che sono in grado di far sentire tutti i compagni come dei re, che li rendono partecipi del successo, che si sacrificano nei momenti difficili.

Gennaro Gattuso

Gennaro Gattuso (Photo credit: Wikipedia)

Un esempio di signore, oltre che di campione, è Gennaro Gattuso. Questa stagione gioca a calcio a Sion, in serie A svizzera. Certo una lega di cinque scalini inferiore al Milan, alla lega italiana,… eppure è il primo ad arrivare agli allenamenti, è il primo a concedersi ai tifosi, l’ultimo ad andarsene. Come mai?

Perché, come lui stesso dice in un’intervista concessa al quotidiano svizzero “Le novelliste” nel mese di agosto : “Il calcio è la mia passione, non gioco per i soldi”, sicuro che ne ha già fatti tanti, ma avrebbe potuto farne altri. Poi continua parlando delle vittorie e delle sconfitte e degli insegnamenti  : ” Ho vinto e perso molte partite importanti in carriera. Entrambe, vittoria e sconfitta, mi hanno fatto capire come una squadra debba essere veramente affiatata e unita. Le sconfitte, spesso, nascono dal fatto che gli interessi del singolo sono stati messi davanti agli interessi e alle regole della squadra.”

Purtroppo, spesso gli sportivi che vincono anche solo una gara o che si mettono in mostra, vengono subito sensazionalizzati dai mezzi di comunicazione, spesso perdendo di vista il fatto che qualsiasi vittoria, anche quelle negli sport singoli, è il risultato del lavoro di un gruppo. E che prima di potersi considerare dei mostri sacri, bisogna inanellare successi sull’arco delle stagioni, bisogna confermarsi più e più volte sul campo, ma anche tra i compagni, con gli avversari,…

E non solo. Anche l’atteggiamento fuori dal campo è importante, troppo spesso il giovane odierno se la tira e crede di potersi permettere di disdegnare pubblico e compagni, solo perché ha fatto un triplo, o un gol, o ha vinto una gara.

Sempre parlando di Gattuso, un’altra intervista al ds del FC Sion, Marco DeGennaro (tio.ch 21/08/2012) ci rivela che : “…Gattuso si è rivelato sorprendente. In campo ha sempre dato tutto e fuori non ha mai fatto pesare il suo passato: è  sempre stato disponibilissimo con chiunque lo abbia avvicinato. Dai compagni all’allenatore, dai tifosi agli avversari.”

Cosa possiamo e dobbiamo imparare da tutto ciò? A mio modesto parere, che ogni carriera, grande o piccola che sia, ha vari livelli: prima imparo a gattonare, poi a camminare ed infine a correre e saltare.

Ma, soprattutto, che per arrivare, e ancor di più per restare all’apice della propria carriera, servono umiltà, serietà e duro lavoro. E non da ultimo non bisogna fare i bauscia ma tenere i piedi per terra sempre (il successo si sa può essere una ruota che gira)

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