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Doping, perché siamo contro

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la vicenda del podista italiano Schwazer, per essersi “fatto” di EPO, per averlo fatto, molto probabilmente, da solo e per aver tradito tutti quei valori etici tanto professati anche attraverso delle comunicazioni pubblicitarie per un noto marchio di merendine.

Ho Letto condanne di ogni tipo: ha tradito l’Italia, ha tradito lo sport, ha tradito i bambini, ha tradito i contribuenti (essendo un carabiniere era pagato dalla comunità), è un truffatore, è un cretino, … chi più ne ha più ne metta.

Insomma, di colpo è diventato il diavolo, l’esempio negativo per eccellenza, i

Berlin-20 Kilometres Race Walk Male-33

Berlin-20 Kilometres Race Walk Male-33 (Photo credit: Giovanna d’arco)

mantenere le aspettative) ha fatto una sciocchezza. In contemporanea è stata annunciata la squalifica di un altro atleta perché positivo alla cannabis. In questo caso nessun scalpore, anzi quei pochi commenti che ho sentito dicevano cose tipo: “Perchè mettere nella lista del doping la cannabis che non porta nessun vantaggio?”.

Perché metterla nella lista? Perché la cannabis è una sostanza nociva, molto nociva per il corpo umano, perché il fatto che molti commentatori della domenica l’abbiano fumata o la stiano ancora fumando, non significa che vada bene. Ma, in primis, perchè il doping non è una lotta al miglioramento delle prestazioni sportive, bensì una lotta per far capire agli sportivi che con certe sostanze rischiano la salute.

Le migliorie tecniche portano vantaggi nella prestazione, quindi funzionano alla stregua del doping. Le consideriamo doping? No, perchè non vanno a intaccare la salute dell’atleta. Tutti si indignano perché lo sportivo dopato bara, ma chi adotta un nuovo accorgimento tecnologico fa lo stesso, almeno inizialmente quando è il solo a usufruire di questo vantaggio. Molti diranno che è diverso, che in fin dei conti tutti possono adottare la nuova tecnologia, o tecnica. Vero, ma è anche vero che tutti gli atleti potrebbero doparsi, e lotterebbero nuovamente ad armi pari.

Non giustifico il doping, anzi lo condanno, ma per ragioni diverse da quello che sento e leggo. Il doping deve essere combattuto e condannato perché è un pericolo per la salute di chi ne fa uso, non per la prestazione aumentata (poi non sempre).

Con il doping un’atleta non vende una partita o un risultato, come invece è tanto di moda nel calcio a leggere le notizie, baratta una cosa ben più importante con la possibilità di una vittoria (non la certezza!!): la sua salute.

In tutto ciò io credo che un esame di coscienza se lo dovrebbe fare anche chi non si è mai interessato degli sport minori, ma poiché il doping fa notizia, allora si mette a scrivere senza nemmeno conoscere quel mondo, gettando fango su un intero movimento per l’errore di un solo atleta, che non merita la gogna mediatica, perché da sportivo fa gia male sapere di aver sbagliato e di essersi bruciato il nome.

E voi cosa ne pensate?

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